il radar

Marchionne, la spending review e la padania

In economia, Italia, politica on 5 luglio 2012 at 14:21

Tre notizie che si sono avvicinate da lontano da tre direzioni diverse. Ieri erano “appaiate” su tutte le prime pagine, ronzeranno sugli schermi per qualche tempo e ci “spiegheranno” qualcosa. Ovvero?

Marchionne a luglio il pullover diventa scomodo.

Scherzi a parte, proviamo a metterci nei suoi panni. E’ vero che la cassaintegrazione alla Fiat l’abbiamo pagata diverse (un sacco) di volte; è vero che tutto in Italia (dal sistema dei trasporti, all’urbanistica delle città) è sempre stato fatto per favorire la civiltà dell’automobile; è vero che sono state fatte leggi per incentivare la rottamazione; è vero che tutte le volte che c’era crisi la Fiat nel mentre minacciava migliaia di licenziamenti portava a casa soldi dallo Stato; tutto vero, però? Adesso resettiamo l’orologio ad oggi 5 luglio.

Domanda: se voi foste Marchionne cosa fareste? Forse negli ultimi 10 anni (soprattutto) siamo rimasti un po’ troppo a guardare le nostre “beghe di cortile” per accorgerci che intorno il mondo, i suoi equilibri e le sue regole sono cambiate profondamente. E su Marchionne l’opinione pubblica si spacca a metà. I politici – quasi tutti – a “paracularsi” il consenso, ma dall’altra parte in tanti che iniziano a capire.

Spending review ovvero tagli.

Si parla di miliardi di euro di risparmi, tutto per non aumentare di un punto percentuale l’iva. Ce lo impone l’Europa, forse dovevamo imporcelo noi, un po’ alla volta, negli ultimi anni. Come al solito, come al solito in Italia, l’impiego pubblico è stato un serbatoio di voti che i partiti si sono sempre gestito. Certo è che oggi il carrozzone è davanti agli occhi di tutti.

Cosa significa quindi: che la regola “posto pubblico=posto fisso=posto sicuro” non vale più. Da questa crisi usciremo tutti precari, usciremo tutti uguali, non ci sono più sicurezze se non quelle che ci riusciamo a creare. Sapersi rinnovare e reinventare – e noi siamo un popolo di fantasiosi – deve tornare ad essere prioritario nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria. Forse questo cambiamento di pensiero ci aiuterà.

La padania: la riserva dei leghisti.

E’ crisi su tutti i fronti, anche il “posto sicuro a Roma” non è più garantito. Ed ecco l’imprenditorilità politica tutta padana che si esprime al massimo livello. Bossi si fa da parte (lo mettono da parte) ed ecco il nuovo volto dalla lega, quel Bobo Maroni che ha passato una “vita da mediano” e finalmente approda ufficialmente – non più ufficiosamente – alla guida del Carroccio.

Ma cosa pensano di fare? Nulla se non salvare le cadreghe nei comuni e nelle regioni (e nelle provincie che non verranno cancellate). Sembra una manovra militare alla Radezky quando si farotificò nel quadrilatero. O meglio. Sembrano indiani in fuga che si cercano una riserva “naturale” di voti e consenso per salvaguardare almeno i “notabili” del partito, un partito che è ancora nel pieno degli scandali e che ha perso – ormai per sempre – quello spirito e quel significato di rinnovare la politica italiana anche nel nome del Nord.

Andrea Margutti

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