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Se la pressione fiscale non bastasse esiste anche l’estorsione di Stato. Il danno e l’umiliazione degli onesti.

In economia, Italia, politica, società on 23 luglio 2012 at 17:06

Questo articolo è basato su fatti veri, verificabili. Sarò vago solo nell’identificare “il chi” e “il cosa” dell’attività oggetto della “verifica” fiscale, ma vi confermo – e sono pronto a provarlo – che si tratta di una storia vera.

L’attività di cui vi parlo fa parte dell’ampio settore dei servizi. Potrebbe essere una agenzia di assicurazioni, una agenzia di viaggi, una attività che fa da intermediaria offrendo – oltre al proprio servizio di consulenza – i servizi di una grande azienda.

Il genere di attività rende praticamente impossibile generare del “nero”. Oltretutto, vi posso assicurare certo di non poter essere confutato, le persone che gestiscono questa attività hanno una deontologia professionale e un senso del rispetto della legge molto marcato. E i fatti lo dimostrano.

L’attività, inoltre, fa lavorare 4 persone, costituendo per le rispettive famiglie una entrata importante. Come tutta l’Italia questa attività risente della crisi, non da quest’anno ma in genere da 3 o 4 anni, anche perchè il settore in cui opera era già stato investito da una crisi specifica.

Cosa succede e perché parlo di estorsione?

Immaginate, quindi, questa onesta attività che si vede recapitare una richiesta dallo stato di (arrotonderò per difetto) 60.000 euro. Tasse e contributi vari evasi, non dichiarati, non pagati. Sulla base di quali prove?

La fortuna (chiamiamola così) ha deciso che per estrazione questa attività debba essere verificata. Non si tratta di una verifica fiscale, nessun finanziere si presenta negli uffici cercando prove di evasione, omissioni varie, documenti incompleti o falsificati. Nulla di tutto questo. Semplicemente la società, l’azienda, non rientra nei parametri dello studio di settore.

Dio solo sa i salti mortali, i sacrifici, le energie e le frustrazioni che i titolari e i dipendenti (che dopo anni sono affezionati alla società) devono sopportare per cercare di far quadrare i conti, combattere la crisi, invogliare i clienti, non perdere i clienti “fidelizzati”, risparmiare sulla carta della fotocopiatrice o sulle telefonate. Passare dal panettone di pasticceria a quello del supermercato per i regali di Natale aziendali. Oppure prenotare in pizzeria invece che al ristorante di pesce per la tradizionale “cena del 23 dicembre“. Sono tante piccole cose che però danno il senso, anche, della serietà e della passione. E’ gente onesta e che non molla.

E lo Stato cosa fa? Ipotizza che, visto che i parametri non sono congrui con il settore di attività svolto, non controlla ma manda direttamente una contestazione per 60.000 euro.

Una botta, potrebbe voler dire chiudere. In questo momento, la storica attività, passa una brutta fase di mercato, non vuole lasciare a casa nessuno, il titolare, il responsabile si è già ridotto i compensi, la coperta è corta. Porta avanti in modo onesto e irreprensibile la sua attività ma non basta, ora arriva anche lo Stato: questo potrebbe essere il colpo di grazia.

Entra in campo il commercialista, uno studio “non di primo pelo”, anzi. Uno studio serio che non ha mai concesso giochi o sconti all’attività imprenditoriale. Quegli studi che scrivono nella pietra le dichiarazioni dei redditi dei loro clienti. L’esperienza e la compentenza cosa consigliano di fare ad un contribuente che è sicuro di avere ragione e non ha evaso nulla?

Dopo un incontro con l’ufficio provinciale delle tasse, dopo aver capito che da Roma l’ordine è di fare “meno sconti” possibile, cosa fare?

Andare in giudizio? Significherebbe spendere alla fine circa 10.000 euro, doversi fare carico di queste spese anche in caso di vittoria. Lo Stato non paga le spese legali dell’altra parte anche se perde. Significherebbe tenere una spada di Damocle sulla testa di tutta l’attività sicuramente per mesi se non per anni. Inoltre, versare in anticipo circa un quinto dell’ammontare della contestazione e sicuramente, visto che difficilmente si risolverà “al primo giro”, versare il totale nel grado successivo: alla beffa anche il danno!

Alternativa? Transare. Cosa? Avete capito bene, transare! Un cifra (forse anche) minore a quella dei costi del giudizio, una cifra “spalmabile” e “pagabile” in due o tre anni. E quindi cosa decidono? “Pagheremo”.

Immaginate, quindi, che qualcuno bussi a casa vostra e vi dica che ha deciso che voi gli dobbiate 10.000 euro. Poi si può trattare, se ne andrà con 1.000. Non è estorsione?

Andrei oltre. Come cittadini onesti che pagano le tasse queste persone si sentono umiliate dallo Stato. Avessero evaso tasse e contributi vari per 60.000 euro, il gioco poteva valere la candela. Gente, invece, che ha pagato sempre tutto, sempre ogni centesimo, che fatica ogni giorno in questa crisi, che ha uno Stato esoso e privo di capacità reale di aiutare l’imprenditorialità italiana, si sente danneggiata oltre che sbeffeggiata!

Tutto questo accade in Italia, accade anche a quegli imprenditori onesti che si portano il lavoro a casa, la sera, per senso del dovere verso i clienti e verso i dipendenti, a quelle persone che si commuovono ancora a sentire l’inno di Mameli, a quelle persone oneste a cui potresti in tutta tranquillità consegnare il portafogli o le chiavi di casa, a quei cittadini che si battono ogni giorno per fare la loro parte, eppure?

Sono incazzato, sono indignato.

Lo Stato sembra aiutare i soliti furbetti del quartiere. I manager delle banche e delle grandi aziende che si inventano sistemi e meccanismi per evadere milioni di tasse al fisco italiano. Lo Stato premia quelli che hanno portato i capitali all’estero con aliquote infinitesimali e invece danneggia con fare miope e pigro (ma spietato) coloro che le tasse del 40 e 50 per cento le hanno sempre pagate. Danno, umiliazione, basta!

Ed è proprio adesso, però, che non dobbiamo mollare ma anzi far sentire la nostra voce, presso le istituzioni. Questo succede per il lassismo della classe politica, per il lassismo di chi lavora nella macchina statale. Individui che si interessano e si preoccupano solo di spostare le proprie carte dalla propria scrivania a quella del collega che segue. Nessuno si prende davvero la briga di chiedersi perché possano succedere queste cose, perché sia giusto che accadano.

Questa vessazione avviene nel silenzio di chi la esegue e nell’incapacità di vedere e capire dei politici che la avvallano.

Un sistema in queste condizioni è arrivato oltre la decadenza anche del costume, della moralità e dell’etica. Ho mandato questa “testimonianza” raccolta ad Oscar Giannino, una delle voci che da anni gridano queste cose ma che, sembra, nessuno abbia voglia di ascoltare.

Andrea Margutti

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  1. .
    Oh, se e’ per questo non si e’ al sicuro nemmeno quando si e’ congrui e coerenti…
    E’ capitato a me.
    Qui tutta la storia e la documentazione:
    http://www.misterx.alterwebs.com/zambrini/rapina.htm

  2. ciao Roberto, anche l’attività di cui ho raccontato l’amara avventura fiscale era congura e coerente con quello che aveva fatto e fatturato regolarmente ma non con la media di categoria…e quindi esattamente come il post che hai scritto, molto interessante! grazie

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