il radar

L’ayatollah Grillo sulle Olimpiadi: stia zitto!

In futuro, globalizzazione, informazione, Italia, politica, società on 6 agosto 2012 at 15:33

Stavo scrivendo alcune considerazioni sui nostri azzurri che, in un Paese catto-calcistico come il nostro, sembrano “figli di un dio minore“.

Poi arrivano le assurdità di Grillo sulle Olimpiadi. Come al solito la sua ragione sopra ogni cosa.

Spesso non ho condiviso i toni o le soluzioni proposte (quando si è preoccupato di proporle) ma mi ha trovato d’accordo sui problemi (corruzione, non eleggibilità di indagati o inquisiti, finanziamento dei partiti, sperpero delle risorse pubbliche, necessità di riformare il sistema, azzeramento di questa classe di politicanti inetti, ecc.).
Contro le Olimpiadi, però, ha sbattuto col muso!

Questo modo di pensare è limitato, auto-limitante e se imitato può portare a “tragedie” peggiori di quelle viste con i pasdaran padani o i berluscones in doppiopetto.

In corsivo e tra «virgolette» Grillo, in grassetto le mie considerazioni.

«Se tutto fa spettacolo, tutto fa Olimpiadi. All’elenco sterminato di sport olimpici mancano le freccette da bar, le bocce e il parcheggio cronometrato in retromarcia».

Già questa considerazione “da cabaret” potrebbe bastare e farci risparmiare il resto del post. Se vogliamo fare gli opinionisti “da bar” andiamo in piazza a berci un caffé e lasciamo che altri leggano questi superficiali deliri grilliani (o grilleschi ?).

«Il bello di questa manifestazione è che tutte le nazioni del mondo possono avere il loro momento di gloria. Un bronzo nel beach volley assurge a festa nazionale. Non conosco, né ho ha mai conosciuto, nessuno che pratichi il fioretto o la spada in vita mia, però alle Olimpiadi sono orgoglioso se il mio Paese trionfa sulle pedane».

Questa è senza mezzi termini una colossale cazzata, lo sport è anche cultura e fare queste affermazioni è semplicemente assurdo! Con questo metodo di valutazione, quindi, se non conosco nessuno che faccia gli affreschi o scriva sonetti allora Cappella Sistina e Divina Commedia non sono degne del mio interesse. Se poi a parlare è l’ayatollah Grillo, se una cosa non interessa sua santità allora non deve interessare nessun’altro degli illuminati a cinque stelle tranne ovviamente gli stolti. C’è sempre questa velata convinzione superiorità autoreferenziale del pensiero di Grillo che personalmente mi ha stufato. La cosa mi preccupa, anche.

«Poi, per quattro anni, non me ne può fregare di meno. Non vincono gli atleti, ma le nazioni. E’ il trionfo del nazionalismo».

Ecco altra perla! Perché è necessario condannare il sano senso di appartenenza ad una bandiera? C’è di mezzo lo sport, il sacrificio di atleti, che lontano dai riflettori, dalla fama e dai soldi del calcio, si fanno un “mazzo così”, vincono e fanno suonare il nostro inno, e allora? Essere indispettiti da questo o vederci qualcosa di male è segno che il personaggio in questione è un po’ disturbato (da cosa e perché non si sa, la cosa mi preoccupa ancora).

«La medaglia d’oro la conquista il presidente della Repubblica, il telecomando in mano che dalla poltrona, si precipita a congratularsi con l’atleta dandone ampia copertura a tutti i mezzi d’informazione».

Forse Grillo è invidioso del Presidente, vorrebbe essere lui a fare la telefonata? Secondo me è molto bello il fatto che il nostro Presidente telefoni a tutti gli atleti, è un simbolo, una telefonata che fa lui al posto di tutti i milioni di italiani che sono in quel momento orgogliosi e commossi davanti alla televisione. Cosa ci sia di “disturbante” in tutto ciò? La cosa inizia veramente a preoccuaparmi…ma non è finita.

«L’atleta, che una volta diceva alla mamma “Sono arrivato uno!”, oggi si prepara a una carriera da parlamentare. Negli anni della Guerra Fredda, la Germania Est vinceva tutto, aveva atleti formidabili, costruiti in laboratorio, spesso dopati come dei cavalli. Negli anni della Grande Crisi è la Cina a vincere tutto. Il super nazionalismo ha bisogno di un super medagliere. Il mondo moderno ha imparato la lezione dagli antichi Romani. Le Olimpiadi sono una versione smisurata del Colosseo con circences che occupano tutti gli spazi dell’informazione».

Qui sembra Bossi quando voleva parlare di Federalismo e di Cattaneo per “sentito dire”. In tre righe spara ipotesi di teorie del complotto storico-sportive e, ancora, ribatte su questo “super nazionalismo”. La cosa fa sorridere per la pochezza dell’analisi, ancora una volta “da bar” e ancora con questa connotazione negativa del senso di appartenenza che il comico genovese prosegue a confondere e far coincidere (ad arte inizio a pensare) con nazionalismo. Peccato – per le sue teorie – che il tifo, la partecipazione e simpatia per i gesti dei nostri atleti (e anche per gli atleti di altre nazioni) sia una cosa bella, spontanea, genuina, una sentimento che non può dare disturbo. Mi chiedo quale sia l’origine di questo retropensiero: “contro a tutti i costi”, “contro sempre”.

«Un bromuro quotidiano sponsorizzato dalle multinazionali. Lo spirito di Olimpia, sotto il segno della Coca Cola, declassato dalla partecipazione di tennisti, calciatori, giocatori di pallacanestro, professionisti che guadagnano cifre immense, fuori dalla realtà della gente comune, che li applaude come semidei dell’antica Grecia».

E qui dopo aver affermato che potrebbero fare a meno di organizzare una competizione internazionale con giochi che nessuno conosce, parla dei tennisti e dei calciatori super pagati. Non è, forse, proprio lo spirito dei giochi dare a tutti gli sport una occasione per essere tutti sullo stesso piano? Far vivere l’emozione che anche uno sport meno conosciuto e magari meno spettacolare è comunque in grado di regalarci? Non è una giusta ricompensa per il gesto atletico e riconoscimento per i sacrifici che fanno questi ragazzi? Mai sentito parlare di De Cubertin? No! Il retro pensiero non lo consente, quindi facciamo un polpettone alla “no logo-no globalization” che fa fico e porta consenso.

«Atleti che sfilano prima delle gare con tricipiti e pettorali in mostra insieme agli slip griffati. Grida e pianti, buttati per terra, tarantolati per una stoccata o per un tiro, come se fosse morto o resuscitato cento volte il gatto di famiglia. Cosa rimarrà dei Giochi Olimpici di Londra? Una vecchia regina che si lancia con il paracadute e un pugno di medaglie da appuntare sul petto della Patria».

E vabbhè la fine è senza consistenza come tutto il resto. Questo modo di pensare non porta da nessuna parte, è uno “sfascismo” che si pone pericolosamente al di sopra di tutto e di tutti. Sfasciare anche il senso di appartenenza è troppo!

Parla di bromuro, quando il primo spacciatore di qualunquismo è proprio lui, che ha la pretesa e l’obiettivo di indottrinare il suo popolo per portarlo sulle sue posizioni. E’ palese a tutti, ormai, che il pensiero “che sta dietro” è “deviato” consapevolemente per ragioni di marketing del consenso. Stiamo attenti al signor Grillo, prima che ci porti su posizioni contro la nostra Costituzione e la nostra bandiera.

E mentre scrivo Niccolò Campriani vince un oro nella carabina da 50 metri, ma visto che non conosco nessuno che faccia questo sport, secondo il teorema di Grillo, non dovrebbe fregarmene nulla. E invece no! Bravo Campriani, forza Azzurri, viva l’Italia! Grillo stia zitto!

Andrea Margutti

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  1. Una risposta impeccabile a una sortita farneticante.

  2. Grillo sta dando i numeri da tempo… Io ho sempre pensato assomigliasse al Bossi dei primissimi anni della Lega, e i risvolti degli ultimi mesi mi confermano che un estremismo vale un altro…

    • hai proprio ragione, il modo di agire di Grillo ha molte linee comuni con quello dei “padani” della prima ora (recentemente di nuovo alla carica…). cerca solo di sfasciare, è uno sfascista: ogni cosa che sia possibile collante viene osteggiata, denigrata, banalizzata, persino colpevolizzata…lui può “prosperare” e trovare consenso solo nella divisione, nell’astio, nelle dietrologie e nel dietrologismo..ecc..ecc…nell’incazzatura qualunquista contro il sistema a priori su tutto soprattutto sulle soluzioni che mancano al 100% o non convincono per nulla!

  3. […] E’ questo che mi preoccupa della nuova inforamazione cosiddetta “libera”. Si gettano in pasto a centinania di migliaia di persone informazioni senza citare fonti, senza spiegare il perché di certe conclusioni, soprattutto senza citare l’autorevolezza o meno (oltre alla competenza) di chi scrive. Lettori che, a loro volta linkano, spammano, condividono ciò che leggono con atteggiameto fideista nei confronti del leader carismatico che non ho esitato a definire “ayatollah“. […]

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