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Elezioni 2013: regole “ad hoc”

In elezioni, Italia, politica on 29 agosto 2012 at 14:43

L’estate delle nuove intese, delle manovre e delle coalizioni, dello spread e della nuova legge elettorale si è chiusa con un sostanziale “nulla di fatto“. Mentre Bersani mostra al suo popolo un po’ di virilità attaccando Grillo, mentre Ferrara ospite da Mentana si “incazza” con Travaglio, mentre Berlusconi torna (perché anche Batman è tornato!), mentre il governo dei tecnici annaspa nell’Italia delle lobby e delle corporazioni, mentre tutto questo accade, qualcosa di più scandaloso è sotto gli occhi di tutti: la prossima, futura, sciagurata legge elettorale.

Inizio già con convinzione (e rassegnazione) ad etichettarla negativamente poiché dalle premesse – e quello che sta seguendo negli articolati e arzigogolati accordi tra le parti per la definizione delle regole elettorali – questo sarà probabilmente uno dei momenti più vergognosi che le cronache della politica (di cortile) ricorderanno.

L’impressione è che le alleanze e la legge elettorale, o meglio la legge elettorale e le alleanze vadano di pari passo.

E’ come se i club di calcio all’inizio del campionato decidessero in base ai giocatori e alle squadre con quali regole giocare il campionato: ho giocatori troppo bassi in difesa quindi aboliamo i gol di testa su calcio d’angolo oppure ho giocatori che non riescono a correre troppo a lungo quindi avviciniamo un po’ le porte. I club direbbero: “vogliamo garantire lo spettacolo ai nostri tifosi“. I politici dicono: “vogliamo garantire la governabilità al Paese“.

Così esplodono mille ipotesi, mille regole: lo sbarramento al 4% o al 5% o all’8% (probabilmente in base ai sondaggi dell’ultimo minuto); il premio di maggioranza che potrebbe essere del 10% o del 12% o perfino del 15%, alla coalizione o al primo partito (ovviamente da decidersi in base ai sondaggi); il ritorno delle preferenze per due terzi degli eletti (perché non tutti!); i collegi e le circoscrizioni; le liste bloccate (per garantire un terzo di “notabili di partito”), ecc.

Cicchitto si batte per garantire (e garantirsi) il posto sicuro in Parlamento proteggendo non ben individuabili “parlamentari di alto livello” grazie all’utilizzo di listini bloccati. E’ l’aristocrazia politica – tanto romana quanto padana, sia chiaro! – che non vuole il ricambio e soprattutto non vuole perdere lo stipendio.

Il Pdl, che si vede inesorabilmente rinculare nei sondaggi, pressa per un premio di maggioranza al primo partito della coalizione (per cercare di tornare ad essere determinanti), al contrario di un Pd che preferirebbe che il premio fosse per la coalizione che ha vinto. Tutti invocano la migliore e maggiore governabilità, il sistema che sia massima garanzia della volontà popolare. Forse pensano che nessuno si accorga che, invece, è chiaro che stanno solo aggiustando le regole del gioco in base alle loro forze e comodi?

E il dibattito a margine sulle probabili coalizioni certo non langue. Grillo contro tutti e tutto e altrimenti non poteva essere. Bersani attacca Grillo. Benigni sveglia Bersani: “alzati e cammina“. A Vendola non piacerebbe un Monti-bis. A Bersani piacerebbe più Vendola che Casini. E ancora: per Bersani “meglio il Pdl che Grillo (e i sondaggisti in coro: “apriti cielo!”). La Lega 2.0 pensa di barricarsi in Padania (tra elezioni regionali, provinciali e in qualche buon collegio per la camera e il senato) spuntando eventualmente qualche buon accordo con il Pdl per garantirsi cadreghe e prebende (mi piace fare il leghista con i legaioli!).

Ma il pezzo forte di tutto questo dibattito su giornali, televisioni, feste di partito e ospitate estive l’ho lasciato per ultimo.

E’ di ieri la comunicazione ufficiale di Enzo Bianco, uno dei due relatori del Comitato ristretto incaricato dai vertici del Senato di mettere a punto un testo base sulla legge elettorale, che avverte: “non arrivano a tutt’ora indicazioni definite su alcuni punti qualificanti della riforma della legge elettorale da parte delle maggiori forze politiche“.

Tutto questo parlare e confrontarsi a distanza o nei faccia a faccia giornalistici cerca di far vedere che qualcosa si muove nonostante tutto resti fermo, alla riunione del Comitato sulla legge elettorale, domani, si registrerà un “sostanziale, ennesimo nulla di fatto“. E non stupiamoci, siamo sempre e ancora in Italia.

E concludo citando Giovanni Belardelli (Il crepaccio invisibile – i rischi che corre la democrazia, Corriere della Sera 28 agosto): “È vero che in tutto il mondo la democrazia rappresentativa sta subendo uno svuotamento sostanziale, come risultato del peso sempre maggiore dei mercati e delle istituzioni sovranazionali; ma proprio per questo diventa ancora più essenziale riannodare il filo spezzato con gli elettori, cioè garantire loro il potere di scegliere i propri rappresentanti e quale sarà il governo che guiderà il Paese (anche se poi questo governo dovrà tener conto più dello spread che della volontà popolare)”.

Andrea Margutti

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