il radar

Pollock e gli irascibili, grande delusione!

In città&territorio, cultura&arte, informazione on 5 ottobre 2013 at 15:44

La mostra di Pollock al Palazzo Reale di Milano ben sotto le aspettative. Miglior titolo sarebbe: “gli Irascibili, due Rothko e un Pollock” (!)

Ma andiamo con ordine nello spiegare il perche’ di questa mia delusione, non solitaria e già condivisa con diversi avventori della “mostra”.

Iniziamo col dire che se avete un’ora di tempo libero e 11 euro da spendere, comunque, vi consiglio di andare, perche’ un Pollock (ripeto e sottolineo, 1 Pollock, il “numero 27“), i due Rothko, la splendida “porta sul fiume” di De Kooning e “territorio blu” della Frankenthaler saranno capaci di ripagarvi ampiamente del tempo e denaro investito. Questa e’ la prova, se mai ce ne fosse bisogno, che sono grandi opere, nonostante il misero allestimento riescono comunque ad emozionare. Ma, ahime’, le note positive finiscono qui.

1) Il sito web della mostra: introvabile!
Ovviamente, come penso molti di voi, prima di andare ad una mostra mi informo su orari, prezzi, opere esposte, ecc. Ebbene trovare il sito di questa mostra e’ una vera e propria caccia al tesoro. Considerando che la mostra “Pollock e gli Irascibili” e’ aperta al pubblico da 24 settembre, si presume che il sito sia andato on-line almeno una decina di giorni prima (comunque in enorme ritardo sapendo che l’algoritmo di google tende a mettere in una sorta di limbo o sandbox i siti appena pubblicati).

Oggi 5 ottobre il sito e’ praticamnete irraggiungibile per coloro che effettuassero le seguenti ricerche:

– “pollock milano“: mi arrendo alla 13° pagina…(questo lo screenshot della prima pagina di ricerca);

– “mostra pollock“: in questo caso stiamo cercando, in partica, il nome del link (mostrapollock – punto – it), nulla e siamo alla nona pagina (screenshot);

– “pollock irascibili mostra“: finalmente abbiamo un risultato positivo in terza pagina (screenshot);

– “pollock irascibili“: siamo in seconda pagina (wow!), (screenshot);

– tornando a fare una ricerca più usuale – come le prime due – “pollock palazzo reale“: nulla, gettiamo la spugna dopo pagina 11 (screenshot).

Potreste ribattere che essendo la mostra finita su Repubblica.it, Arte.it, Sole24ore, ecc.ecc. tutti articoli meglio indicizzati, un possibile visitatore “cerca e trova” l’articolo della mostra e poi da questo con un link arriva sul sito della mostra. Vero!
Ma quale link? Persino arte.it ha come “sito ufficiale” non il sito della mostra ma quell’obrobrio, uguale dal 2006 almeno, di “Palazzo Reale (uno schifo senza mezzi termini, per la città di “Expo 2015”, la cui incuria e’ attribuibile tanto alla precendete giunta Moratti come alla attuale giunta Pisapia, uno straniero e comunque un visitatore che vede un sito del genere ha una pessima impressione, nonostante poi a Palazzo Reale si siano tenute mostre di prim’ordine…).

– Il sito ufficiale della mostra, in realtà, mi piace! Questo e’ il colmo! E’ pulito, grafica piacevole, ha tutte le informazioni essenziali per visitare la mostra. Ma non lo si trova! Di chi la colpa? Di Google? (!) Congiura di tutte le redazioni contro l’ufficio stampa? (!) Pensare che “il Sole 24 Ore” (questo lo screenshot dell’articolo on-line senza link al sito della mostra!) e’ anche partner dell’evento. Viene da dire: “bho?!” oppure “dilettanti allo sbaraglio?”. A voi l’ardua sentenza.

2) Il prezzo del biglietto e l’audioguida “compresa nel prezzo”: forse era meglio mettere l’ultimo album di Rihanna.
Undici euro sono il prezzo di una pizza e una cocacola, oppure di un paio di menù base da McDonald (se vogliamo utilizzarlo come metro di paragone). Peggio sarebbe usarli per andare a vedere l’ultimo film di Federico Moccia (!). Quindi, in sostanza, anche se non e’ proprio un prezzo che avvicina all’arte (pensiamo ad una famiglia di 3 o 4 persone) sono soldi spesi meglio che in altro modo.

– L’audioguida che viene data compresa nel prezzo e’ un po’ deludente. E’ vero che non possiamo dare spiegazioni universitarie e “troppo tecniche” delle opere esposte, però, nel 90% dei casi si ascoltano note biografiche dell’autore, un paio di appunti molto generali sulla produzione artistica e un breve cenno (a volte nemmeno quello) all’opera in questione. Non sono pillole e nemmeno schegge, suppostine di informazione (consentitemi di essere pungente, ma non si possono paragonare ad audioguide di altre mostre o di altri musei, soprattutto stranieri!).

3) L’allestimento: che delusione!
Non c’e’ nulla di più difficile
, nel campo delle mostre, che saper ideare un allestimento che funziona. Dal punto di vista della logica della mostra, del tema, della fruizione delle opere da parte dei visitatori, ecc. Ebbene, visto che e’ inutile che mi paragoni sempre con l’estero, non soffro di “esterofilia”, ma rimanendo a Milano scordatevi gli allestimenti della Triennale (volutamente ricordo “vecchie” esposizioni come Beautiful Loosers (2006), Hans Hartung (2007) e Jean Michel Baqsuiat (2007), a distanza di anni auspicherei solo un diffuso miglioramento nelle capacità espositive, invece sembra che qualcuno sia tornato indietro!) e – per rimanere in tema – allestimenti a Palazzo Reale come la mostra di Picasso (quella del 2001, come scordare la sala delle Cariatidi “invasa” dal Picasso più recente e, spesso, meno conosciuto!) oppure l’appena conclusa mostra di Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti.

pollock number 27
(Jackson Pollock, Number 27, 1950, 1950. Oil, enamel, and aluminum paint on canvas, 49 × 106 in. (124.5 × 269.2 cm). Whitney Museum of American Art, New York; purchase  53.12 © 2009 The Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York – source: http://whitney.org/Collection/JacksonPollock/5312)

– Pollock, dove’? A parte alcune (penso 5), sicuramente fondamentali, “piccole” opere di Pollock, l’unico quadro esposto e’ il “numero 27”. E’ nella prima parte della mostra. Questa evidente “pochezza” (scarsità) di opere dell’artista cui la mostra viene intitolata – sicuramente la fonte di maggiore attrazione – viene “tamponata” con la proiezione di un paio di rari video dell’artista all’opera. Potete trovarli qui (visibili senza pagare 11 euro!): “Jackson Pollock working on a glass surface” – filmed by Hans Namuth in late 1950. Music by Martin Feldman, performed by Daniel Stern; “Jackson Pollock dripping and action painting“. E’ interessante il filmato – che sono riuscito a vedere solo alla mostra – della ricostruzione graduale (per passaggio di colore) della tela “numero 27”.

Per quanto riguarda il commento dell’audioguida al “numero 27” vi consiglio vivamente di precedere la visita leggendo questo articolo in inglese (number 27) oppure la pagina in italiano di wikipedia  dedicata all’artista. Ho già anticipato che i commenti si dilungano su numerose note biografiche e in rari casi entrano, almento sorvolandone alcuni aspetti, nel merito dell’opera che stiamo osservando.

– L’illuminazione delle opere e’ un’altra cosa molto difficile per chi espone in musei e gallerie (soprattutto quando i locali non sono nati per essere spazi espositivi, ma ormai nel 2013 ci sono soluzioni e competenze utili a superare ogni “sfida”). Il problema di riflessi dovuti ai vetri oppure ai pigmenti spesso creano rompicapo a coloro che si occupano di predisporre la migliore illuminazione.

Proprio sul “numero 27” (e poi su molte altre opere) la luce dei faretti va a creare delle vistose alonature blu/azzurre sui bordi della tela, tanto che in un primo momento mi sono avvicinato per verificare se fosse un effetto voluto da Pollock (ovvero pittura) o cosa. Ho fatto presente la cosa agli addetti “forse qualche dado si e’ allentato“. Spero che la cosa sia risolta per i prossimi avventori (!). Ovviamente non era solo Pollock vittima di questi dadi allentati, nelle restanti 50 tele esposte altre 10, almeno, presentavano vistosi problemi di illuminazione.

– Lo spazio a disposizione delle opere e quindi anche dei visitatori per osservarle dalla giusta distanza e’ angusto. Parliamo di opere dalle dimensioni ragguardevoli, che vanno osservate da vicino (per gustare le pennellate, piuttosto che gli effetti delle varie tecniche pittoriche sulla tela, ecc) ma, anche e sicuramente, da una distanza adeguata. Assurdo, ad esempio, che per guardare un’opera di Gottlieb (The Crest) una tela di quasi 3 metri per 2, debba allontanarmi e andare a pormi in fronte ad altre opere perpendicolari alla stessa. Per fortuna l’orario in cui ho visitato la mostra – dopo pranzo di un venerdi’ pomeriggio – era stranamente poco frequentato (non più di 5 visitatori per ambiente espositivo), quindi non si sono generate ingorghi e situazioni assurde, ma poco e’ mancato e in certi casi qualche commento per lo spazion “angusto” e’ stato condiviso con i “compagni” di visita.

Nell’ultima sala, infine, francamente non capisco, ma sarà una mia mancanza, il perche’ della costruzione di un muro che cela in una sorta di nicchia le due opere di Rothko. E’ noto, mi e’ noto, che il maestro suggerisse una visione delle sue opere anche a soli 45 centimetri, per favorire una totale e completa immersione nel colore (cit. pag 46 “Rothko” di Jacob Baal-Teshuva, Taschen); ritengo, forse erroneamente, che le sue opere siano comunque interessanti anche da lontano, molto lontano; una distanza sicuramente superiore a quella definita dall’allestimento che obbliga – non capisco il perche’ – ad un massimo di 3 o 4 metri (non avevo la bindella!).

Infine, accostando il paragone ancora con la recente mostra di Modigliani, il video a cura di Corrado Augias (qui un estratto di qualche minuto trovato sulla rete) era sicruamente più interessante e didatticamente più utile piuttosto che quello, comunque piacevole,  proiettato riguardante “cultura e costume degli anni ’50” (ripeto interessante come sguardo su quel periodo ma non necessario a fornire informazioni e strumenti ulteriori – a mio modesto parere – per comprendere la mostra).

Detto tutto ciò, ripeto, ci sono molti modi peggiori per spendere gli 11 euro del biglietto, ci sono sicuramente altrettanti modi migliori di promuovere l’arte e la cultura a Milano e in Italia.

Annunci
  1. Non ho ancora visto la mostra, ma da come la descrivi è la tipica mostra di Palazzo Reale che vuole catturare l’attenzione nominando un grande artista nel titolo…. ma esponendo poche sue opere nel percorso. Peccato!

    • ciao galatea, hai centrato esattamente il “problema”. una mostra per fare cassetta prima di tutto…purtroppo! poi, dall’altro, devo dire in sincertià – lo dico anche nel post – se hai un’ora di tempo vai… 😉 ci sono alcuni quadri che davvero emozionano… però, pollock UNO!!!

  2. Sei stato troppo buono! Quando ho capito che dopo tutto il percorso della mostra i Pollok esposti erano solo quelli della prima zona mi sono incazzato!!!!!! Una presa in giro da farsi ridare i soldi del biglietto! Tommaso Vigevano

  3. la stessa impressione l’hanno fatta altre mostre di palazzo reale, in cui sembra prevalere la voglia di fare per forza piuttosto che il saper fare le mostre. andrò a vedere la mostra e poi saprò dirti se ci hai preso. sicuramente hai ragione sul sito internet, come altri di altre mostre nel passato, anche questo non si fa trovare ma si deve cercare, incompetenza? L.M.

  4. Le opere in mostra sono pezzi di storia dell’arte moderna, non si discute. Forse si sarebbe potuto fare di meglio per l’esposizione, ma e’ già tanto poter ammirare quelle opere alcune delle quali per la prima volta in Italia. Per chi come me ha poca possibilità di viaggiare e’ una occasione più unica che rara di vedere tali capolavori. Forse l’allestimento e’ un po’ frettoloso ma la mostra vale la pena di essere visitata. Lei ha ragione a dire quello che dice sul sito, non sapevo ce ne fosse uno, fino a quando non ho letto questo suo articolo. Grazie per lo spazio. Sergio

  5. Per la verità i Pollock sono più di 2, c’è Fireworks (1950) e mi ricordo anche un dripping nero su bianco. Ma di certo non sposta il problema. Le mostre a Palazzo Reale sono paurose! Chi ha visto Picasso nel 2012, credo sia stato ben più impressionato dallo squallore dell’ambiente espositivo. http://adopera.wordpress.com/2012/11/01/picasso-a-palazzo-reale/

    • Ciao Marvan, concordo (ho detto comunque che c’erano altre opere – “A parte alcune (penso 5), sicuramente fondamentali”- ma di certo nulla rispetto alle aspettative! 😉 Ricordo ottime mostre a Palazzo Reale, a proposito di Picasso quella del 2001 era stata davvero emozionante…di recente Modigliani non mi ha deluso e ti consiglio di andare a vedere (vista ieri) il “Volto del 900″…ottime opere, interessante la logica espositiva, non male l’allestimento (diciamo sobrio e funzionale) 😉 buona mostra!

  6. Ho visto sia Pollock che Warhol a Palazzo Reale,
    Per quanto riguarda Pollock esposizione penosa, montaggio e sistemazione delle tele a dir poco pessima, 4 quadri in croce, di cui forse uno tra i più rilevanti, audioguida inutile per chi ha un minimo di cultura e parte preparato… Insomma siamo anni luce lontani da una qualsiasi mostra dei Mazzotta o tanto meno estera…tanto fumo e niente arrosto e io ultimamente a palazzo reale di grande vedo solo gli sponsor.
    Stendo un velo pietoso sul loro sito web, almeno quello del pac l’han rifatto ,potrebbero darsi una mossa anche con questo…. giorni fa cercavo klimt e alla 6 pagina mi chiedo, ” Ma il sito ufficiale andocazzosta? ” ……

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: